Santo lavoro: Cristo, l’uomo del lavoro

Riprendiamo e integriamo una brillante idea di Acli.it, “Santo lavoro”, un santo per ogni lavoratore: partendo dal primo giorno di maggio – in cui si ricorda san Giuseppe artigiano e la festa del lavoro – apriamo uno spazio che seguendo il calendario dell’anno vuole mettere al centro il lavoro, i lavoratori e, soprattutto, la fede popolare. Una serie di articoli dedicati ai protettori delle categorie professionali con la biografia del santo e dove reperibili anche testi di preghiera e riflessione utili per la pastorale e per la preghiera personale. Il materiale vuole essere in costante aggiornamento ed è possibile anche segnalare o inviare altri testi a pastoralesocialecomo@gmail.com che verranno poi inseriti nell’articolo relativo.

Per inaugurare la nuova rubrica partiamo da: Cristo, uomo del lavoro.

[La] verità, secondo cui mediante il lavoro l’uomo partecipa all’opera di Dio stesso suo Creatore, è stata in modo particolare messa in risalto da Gesù Cristo – quel Gesù del quale molti dei suoi primi uditori a Nazareth «rimanevano stupiti e dicevano: Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? … Non è costui il carpentiere?»40. Infatti, Gesù non solo proclamava, ma prima di tutto compiva con l’opera il «Vangelo» a lui affidato, la parola dell’eterna Sapienza. Perciò, questo era pure il «Vangelo del lavoro», perché colui che lo proclamava, era egli stesso uomo del lavoro, del lavoro artigiano come Giuseppe di Nazareth41. E anche se nelle sue parole non troviamo uno speciale comando di lavorare – piuttosto, una volta, il divieto di una eccessiva preoccupazione per il lavoro e l’esistenza42 -, però, al tempo stesso, l’eloquenza della vita di Cristo è inequivoca: egli appartiene al «mondo del lavoro», ha per il lavoro umano riconoscimento e rispetto; si può dire di più: egli guarda con amore questo lavoro, le sue diverse manifestazioni, vedendo in ciascuna una linea particolare della somiglianza dell’uomo con Dio, Creatore e Padre. Non è lui a dire: «il Padre mio è il vignaiolo …»43, trasferendo in vari modi nel suo insegnamento quella fondamentale verità sul lavoro, la quale si esprime già in tutta la tradizione dell’Antico Testamento, iniziando dal Libro della Genesi?

Nei libri dell’Antico Testamento non mancano molteplici riferimenti al lavoro umano, alle singole professioni esercitate dall’uomo: così per es. al medico44, al farmacista45, all’artigiano-artista46, al fabbro47 – si potrebbero riferire queste parole al lavoro del siderurgico d’oggi -, al vasaio48, all’agricoltore49, allo studioso50, al navigatore51, all’edile52, al musicista53, al pastore54, al pescatore55. Sono conosciute le belle parole dedicate al lavoro delle donne56. Gesù Cristo nelle sue parabole sul Regno di Dio si richiama costantemente al lavoro umano: al lavoro del pastore57, dell’agricoltore58, del medico59, del seminatore60, del padrone di casa61, del servo62, dell’amministratore63, del pescatore64, del mercante65, dell’operaio66. Parla pure dei diversi lavori delle donne67. Presenta l’apostolato a somiglianza del lavoro manuale dei mietitori68 o dei pescatori69. Inoltre, si riferisce anche al lavoro degli studiosi70.

Questo insegnamento di Cristo sul lavoro, basato sull’esempio della propria vita durante gli anni di Nazareth, trova un’eco particolarmente viva nell’insegnamento di Paolo Apostolo. Paolo si vantava di lavorare nel suo mestiere (probabilmente fabbricava tende)71, e grazie a ciò poteva pure come apostolo guadagnarsi da solo il pane72. «Abbiamo lavorato con fatica e sforzo, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi»73. Di qui derivano le sue istruzioni sul tema del lavoro, che hanno carattere di esortazione e di comando: «A questi … ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace», così scrive ai Tessalonicesi74. Infatti, rilevando che «alcuni» vivono disordinatamente, senza far nulla75, l’Apostolo nello stesso contesto non esita a dire: «Chi non vuol lavorare, neppure mangi»76 . In un altro passo invece incoraggia: «Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che quale ricompensa riceverete dal Signore l’eredità»77.

Gli insegnamenti dell’Apostolo delle Genti hanno, come si vede, un’importanza-chiave per la morale e la spiritualità del lavoro umano. Essi sono un importante complemento a questo grande, anche se discreto, Vangelo del lavoro, che troviamo nella vita di Cristo e nelle sue parabole, in ciò che Gesù «fece e insegnò»78.

In base a queste luci emananti dalla Sorgente stessa, la Chiesa sempre ha proclamato ciò di cui troviamo l’espressione contemporanea nell’insegnamento del Vaticano II: «L’attività umana, invero, come deriva dall’uomo, così è ordinata all’uomo. L’uomo, infatti, quando lavora, non soltanto modifica le cose e la società, ma perfeziona anche se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue facoltà, è portato a uscire da sé e a superarsi. Tale sviluppo, se è ben compreso, vale più delle ricchezze esteriori che si possono accumulare … Pertanto, questa è la norma dell’attività umana: che secondo il disegno e la volontà di Dio essa corrisponda al vero bene dell’umanità, e permetta all’uomo singolo o come membro della società di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione»79.

Nel contesto di una tale visione dei valori del lavoro umano, ossia di una tale spiritualità del lavoro, si spiega pienamente ciò che nello stesso punto della Costituzione pastorale del Concilio leggiamo sul tema del giusto significato del progresso: «L’uomo vale più per quello che è che per quello che ha. Parimente tutto ciò che gli uomini fanno per conseguire una maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano nei rapporti sociali, ha più valore dei progressi in campo tecnico. Questi, infatti, possono fornire, per così dire, la materia alla promozione umana, ma da soli non valgono in nessun modo ad effettuarla»80.

Tale dottrina sul problema del progresso e dello sviluppo – tema così dominante nella mentalità moderna – può essere intesa solamente come frutto di una provata spiritualità del lavoro umano, e solamente in base a una tale spiritualità essa può essere realizzata e messa in pratica. Questa è la dottrina, ed insieme il programma, che affonda le sue radici nel «Vangelo del lavoro». 

Laborem exercens, 26

Alcuni testi di preghiera:

Preghiera per il lavoro 2017

Benedetto sei Tu, Padre e Creatore, che ci chiami a cooperare al progetto della creazione e che ci affidi il pane quotidiano per viverne e per condividerlo. Aiutaci a fare del nostro e dell’altrui lavoro cibo di dignità, di fraternità e di giustizia.

Benedetto sei Tu, Figlio e Redentore, che hai condiviso con noi umanità e fatica del lavoro. Stai accanto a chi lotta e soffre per l’assenza e la precarietà del lavoro e facci generosi nel mettere a disposizione il poco che siamo e laboriosi nel distribuire semi profetici di giustizia e di futuro.

Benedetto sei Tu, Spirito Santo, padre dei poveri e forza di cambiamento e consolazione. Soffia ancora tra di noi e donaci di saper usare la nostra intelligenza e la nostra laboriosità perché anche il lavoro, l’economia e la politica possano essere strumenti di speranza ed equità e segni del tuo amore per tutti, specialmente per gli ultimi della società.

Affidiamo all’intercessione di Maria i giovani, ai quali il molto egoismo e la poca lungimiranza degli adulti ruba, insieme a lavoro e dignità, anche la voglia di dare senso e ideali alla vita quotidiana e il coraggio di guardare al futuro. Il suo volto di madre e discepola doni loro il calore e la fiducia per affrontare il cammino professionale e vocazionale. Amen.

+ Oscar Cantoni, vescovo

***

Gesù, che, pur essendo il padrone dell’Universo, hai voluto assoggettarti alla legge del lavoro, guadagnandoti il pane col sudore della tua fronte, noi ti riconosciamo e ti proclamiamo nostro modello e Redentore del lavoro.

Benedici, o divino operaio di Nazareth, la nostra quotidiana fatica, che ti offriamo come sacrificio di espiazione e di propiziazione.

Benedici il sudore della nostra fronte, affinché ci procuri un pane sufficiente per noi e per le nostre famiglie.

E concedi che sul mondo del lavoro, travagliato da tante incertezze e difficoltà, risplenda sempre la Tua provvida benedizione, e fa che tutti possano ottenere e conservare un onesto e dignitoso lavoro. Amen.

***

Gesù, divino operaio e amico degli operai, volgi il tuo sguardo benigno sul mondo del lavoro. Ti presentiamo i bisogni di quanti compiono un lavoro intellettuale, morale o materiale. Vedi in quali fatiche, in quali sofferenze e tra quali insidie viviamo i nostri duri giorni. Vedi le sofferenze fisiche e morali; ripeti il grido del tuo cuore: «Ho pietà di questo popolo». E confortaci, per i meriti e l’intercessione di san Giuseppe, modello degli operai e artigiani.

Dacci la sapienza, la virtù, l’amore che ti sostenne nelle laboriose giornate. Ispira pensieri di fede, di pace, di moderazione, di risparmio, perché si cerchino sempre, insieme al pane quotidiano, i beni spirituali ed il Paradiso. Salvaci da chi, con inganno, mira a rapirci il dono della fede e la fiducia nella tua provvidenza. Liberaci dagli sfruttatori, che disconoscono i diritti e la dignità della persona umana. Ispira leggi sociali conformi al magistero ecclesiale. Regnino assieme la carità e la giustizia con la cooperazione sincera delle classi sociali. Considerino tutti il Vicario di Cristo, Maestro nella dottrina sociale, che assicura al lavoratore una graduale elevazione ed il regno dei cieli, eredità dei poveri di spirito. Amen. 

don Giacomo Alberione

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